Finto finto testo che deve andare posizionato in questo esatto punto o spazio nell’universo foglico che coglie le pagine in maniera inaspettata sorprendendole a dicembre in una nebbia fitta a fette e che non perdona assolutamente al nulla di esserselo inghiottito.
E dopotutto quello che ci vuole per scrivere un finto testo che abbia una parvenza di un testo vero non è certo piacevole che esso venga poi sacrificato, dimenticato, perduto e sostituito da ciò che realmente reclama il suo posto. C’è una massa di finti testi, perduti chissà dove e chissà come, in un’area tangibile della memoria umana e che fluttua come una sostanza di selezione e spera di essere ripescato per dare un senso alla sua soffice esistenza. Lacrime di virgole e singhiozzi slash/slash potresti sentire accostando il tuo orecchio telematico sul secchio della mondezza-trash vuoto-pieno vuoto-pieno.
Davvero non mi vengono più pensieri disposti a sacrificare la loro esistenza per un così breve e futile periodo, navigando su di un documento-prova per un’interfaccia morta ancora prima di nascere.




